14 giugno 2026: Chi paga il prezzo della cura?

Lo scorso 14 giugno migliaia di persone hanno partecipato allo sciopero femminista organizzato in varie località della Svizzera. In Ticino ci siamo riunite/i per una giornata di riflessione sulla parità (o disparità) nel lavoro di cura. La giornata si è svolta sotto il sole nel parco di Villa Argentina a Mendrisio.
Il SEV era presente con il Gruppo Donne USS. Gruppo che ha organizzato un workshop sulla ripartizione del lavoro di cura e delle responsabilità sociali. Al termine delle discussioni è stata votata e approvata una risoluzione che chiede:
• la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, il diritto a una maggiore partecipazione nella definizione degli orari e il rifiuto di ogni ulteriore liberalizzazione del lavoro domenicale e festivo;
• la lotta senza quartiere alla povertà lavorativa attraverso la valorizzazione delle professioni femminili e l’aumento massiccio dei salari
• il rafforzamento dei servizi pubblici per l’infanzia, per le persone anziane, malate o non autosufficienti, attraverso massicci investimenti pubblici che garantiscano un reale diritto universale alla cura;
• l’introduzione di congedi parentali realmente paritari e l’estensione dei congedi retribuiti per le responsabilità di cura familiare e politiche attive per una più equa distribuzione delle responsabilità di cura;
• il riconoscimento del lavoro di cura nel sistema sociale e pensionistico, con misure che compensino le carriere discontinue e contrastino la povertà delle donne anziane;
• la lotta alla precarizzazione del lavoro, agli orari frammentati e imprevedibili e a tutte le forme di flessibilità imposta che rendono impossibile organizzare la vita familiare e personale;
• l’introduzione di strumenti efficaci per la tutela della salute fisica e mentale, con misure concrete di prevenzione dello stress e del sovraccarico;
• programmi di prevenzione e formazione continua contro le discriminazioni e le molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
• riconoscimento della formazione e dei diplomi conseguiti all’estero, con procedure rapide, accessibili e senza oneri, automatiche ove possibile e semplificate per le professioni regolamentate, per contrastare le discriminazioni e gli ostacoli che penalizzano in particolare le donne migranti;
• l’introduzione di una normativa stingente per la protezione contro i licenziamenti senza giusta causa.
La cura è una questione sociale, non privata: redistribuiamone il peso e le responsabilità per spezzare le disuguaglianze che tengono insieme questo sistema.
Veronica Galster/Donne USS Ticino
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