30 anni di LPar
Tra disparità e lacune, un bilancio in chiaroscuro
Il 2026 è un anno importante per la parità tra donne e uomini in Svizzera, ricorrono infatti due anniversari: i 45 anni dal voto che ha permesso di iscrivere nella Costituzione federale la parità dei diritti (14 giugno) e i 30 anni dall’entrata in vigore della Legge federale sulla parità (LPar, 1° luglio). Purtroppo, nonostante siano passati alcuni decenni, la parità di fatto è ancora ben lungi dall’essere raggiunta.

Il 1° luglio 2026 ricorreranno i 30 anni dell’entrata in vigore della Legge federale sulla parità (LPar), una legge che concretizza il mandato costituzionale a favore dell’uguaglianza di diritto e di fatto tra uomo e donna nella vita professionale, ancorato dal 1981 nella Costituzione federale. Una Legge che disciplina tutti gli aspetti della vita professionale: assunzione, perfezionamento, licenziamento, salario e molestie sul luogo di lavoro. Dovrebbe permettere alle lavoratrici di adire le vie legali per denunciare le discriminazioni fondate sul genere inflitte, direttamente o indirettamente, dal proprio datore di lavoro. Una legge che in questi tre decenni ha però mostrato i suoi limiti e che allo stato attuale, nonostante una revisione nel 2020, risulta insufficiente a garantire la parità tra donne e uomini sul mercato del lavoro. Infatti, nonostante alcuni progressi normativi, la realtà quotidiana delle lavoratrici è ancora segnata da discriminazioni più o meno profonde.
La disparità salariale
Una delle manifestazioni più visibili delle disuguaglianze tra lavoratrici e lavoratori è la disparità salariale, poiché rappresenta un indicatore concreto e misurabile di divario di genere. Il rapporto di valutazione intermedia della revisione della LPar, pubblicato a marzo 2025, ha messo in evidenza che oltre la metà delle imprese con più di 100 dipendenti, quelle quindi che sottostanno all’obbligo di analisi dei salari, non ha rispettato correttamente tali obblighi. Un dato che conferma le lacune dell’attuale quadro normativo nel garantire il rispetto effettivo della Legge.
Secondo i dati più recenti citati dall’Uss (2022), il divario salariale tra donne e uomini a livello svizzero è ancora del 16,2%. Nonostante questo, le autorità federali non sembrano voler reagire tempestivamente per affrontare il problema, rinviando al 2027 la valutazione finale sull’efficacia della LPar e le relative proposte di misure supplementari.
Purtroppo, le disparità di genere accumulate durante la vita lavorativa, si riflettono anche al momento del pensionamento con rendite inferiori rispetto a quelle degli uomini. Di conseguenza, le donne sono più toccate dalla povertà in età avanzata e ricorrono più spesso alle prestazioni complementari. A livello europeo, la Svizzera si colloca tra i Paesi con il divario pensionistico di genere più ampio (30,8%, UST, 2022), superando la media europea (26%).
Una questione politica e sociale
Nel complesso, la Svizzera dispone degli strumenti per avanzare verso una maggiore uguaglianza, ma manca ancora una strategia coerente e coraggiosa. Occorre ora far rispettare le leggi esistenti, rafforzare i salari nei settori tipicamente femminili, garantire protezioni adeguate alla maternità e investire seriamente nei servizi pubblici di cura. Senza un cambio di passo deciso, il rischio è quello di perpetuare un modello in cui la partecipazione delle donne al mercato del lavoro resta limitata e penalizzata, con conseguenze non solo sociali, ma anche economiche per l’intero Paese.
Il ruolo dei sindacati
In questo contesto, il ruolo dei sindacati è fondamentale nel sostenere rivendicazioni volte a rafforzare la LPar. Da tempo, ad esempio, si chiede alle autorità di potenziare l’attuazione e i meccanismi di controllo della parità salariale, nonché di migliorare l’implementazione, la qualità e l’efficacia delle analisi condotte nelle aziende.
Tra le lacune emerse in questi tre decenni di LPar figurano anche una conoscenza ancora limitata della legge e controlli insufficienti sulla sua applicazione. È quindi essenziale sistematizzare sia il monitoraggio sia l’attuazione della normativa, facilitando al contempo l’accesso alla giustizia attraverso misure concrete.
Per raggiungere una reale parità, almeno nel mercato del lavoro, è inoltre necessario intervenire sul rafforzamento della protezione contro le molestie sessuali.
Bisognerà poi anche tener conto dell’entrata in vigore di alcune leggi cantonali sulla parità, che adottano una prospettiva più ampia e tengono conto anche dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale. In quest’ottica andrà valutata l’estensione della protezione dalle discriminazioni alla comunità LGBTIQ+.
Veronica Galster
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