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Colpi di diritto

Un CV impreciso può comportare un licenziamento

Che cosa bisogna davvero indicare nel proprio curriculum vitae e durante un colloquio di lavoro? È possibile omettere un’esperienza professionale? E quali possono essere le conseguenze di un’informazione inesatta? Una recente sentenza del Tribunale amministrativo federale fornisce alcune risposte interessanti.

Nella sentenza A-7660/2025 del 22 giugno 2026, il Tribunale amministrativo federale ha esaminato il caso di un collaboratore assunto dalle FFS come assistente alla clientela in formazione, che è stato licenziato due mesi dopo l’entrata in servizio con la motivazione che il curriculum vitae da lui presentato al momento dell’assunzione conteneva informazioni false.

Le FFS gli contestavano in particolare di aver indicato nel proprio curriculum di aver seguito la «formazione ferroviaria & PCT (permessoA40)», senza precisare che tale formazione era stata seguita presso le FFS e che, in realtà, non aveva ottenuto in via definitiva il permesso A40. Il collaboratore si è quindi difeso spiegando di non aver cercato di nascondere nulla e di aver del resto menzionato questi aspetti verbalmente durante il colloquio di assunzione.

Il Tribunale amministrativo federale ha infine dato ragione alle FFS, ritenendo purtroppo che il licenziamento di questo collaboratore fosse giustificato. Ha ritenuto che la formulazione «formazione ferroviaria & PCT (permesso A40)» fosse ambigua e potesse far credere che il collaboratore fosse titolare del permesso A40 definitivo. Per evitare qualsiasi malinteso, avrebbe dovuto precisare che si trattava di un permesso di allievo conducente o di un permesso provvisorio, oppure indicare il suo periodo di validità. Inoltre, il fatto di non aver specificato che la formazione ferroviaria era stata svolta presso le FFS poteva anche dare l’impressione di un occultamento. Per il Tribunale amministrativo federale, questi elementi erano sufficienti a giustificare il licenziamento.

Va tuttavia precisato che il licenziamento è avvenuto durante il periodo di prova, il che ha avuto anch’esso un ruolo importante. Il Tribunale amministrativo federale ricorda infatti che tale periodo consente proprio al datore di lavoro e al collaboratore di verificare se sia possibile instaurare un rapporto di fiducia. Nel caso in questione, tale fiducia non si è instaurata.

Ma allora, fino a che punto bisogna essere trasparenti durante un processo di assunzione?

Un candidato ha il dovere di fornire informazioni al proprio futuro datore di lavoro, e ciò ancor prima della firma del contratto di lavoro. Un’informazione falsa o fuorviante può infatti compromettere il rapporto di fiducia.

La giurisprudenza ha in particolare ritenuto che il mancato rispetto di tale obbligo di informazione precontrattuale possa essere sanzionato con il licenziamento, o addirittura, in alcuni casi, con il licenziamento immediato, ad esempio nei seguenti casi:

• il candidato dichiara di essere in possesso di un diploma professionale che non ha mai conseguito o sostiene di aver ricoperto incarichi che in realtà non ha mai ricoperto;

• il candidato non dichiara spontaneamente una condanna penale, rimediata nella sua vita professionale o privata, pur essendo questa manifestamente incompatibile con l’impiego offerto;

• il candidato non segnala l'esistenza di una clausola di non concorrenza, ancora in vigore, che lo vincola al suo ex datore di lavoro e che riguarda lo stesso tipo di attività.

Tuttavia, l’obbligo di trasparenza del candidato non significa che debba raccontare tutta la sua vita al futuro datore di lavoro. La giurisprudenza opera una distinzione tra le informazioni rilevanti per il posto di lavoro e quelle che non incidono sulla capacità di svolgere correttamente il proprio lavoro. Ad esempio, ha ritenuto che il fatto di non menzionare determinati periodi di disoccupazione o di lavoro a tempo parziale non sia necessariamente problematico, qualora tali periodi non abbiano alcuna incidenza sulle competenze necessarie per ricoprire la funzione.

È importante ricordare che un curriculum vitae deve rispecchiare la realtà, soprattutto quando riporta qualifiche rilevanti per l'impiego. Una formulazione vantaggiosa, ma ambigua, può rivelarsi rischiosa. Ciò non significa però che il datore di lavoro abbia diritto a tutte le informazioni relative al percorso professionale o alla vita privata di un candidato.

In caso di domande sulla vostra situazione personale, contattate il SEV: possiamo fornirvi consulenza e assistenza.

Servizio giuridico del SEV

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